Erkalya – L’alba Delle Tenebre – Estratto Inedito

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Era stata una scelta decisa in silenzio e tenuta nascosta fino a quel momento. Sua sorella non gli avrebbe mai permesso di iscriversi, tantomeno sua madre. Era seduto alla taverna più squallida di Yrillhva. Un ratto era corso tra le gambe di un tipo ubriaco, svenuto su una sedia. L’odore di idromele e fumo gli riempiva le narici. Un uomo che fumava la pipa aveva appena vinto al gioco chiamato Hnefatafl; infilò nel suo sacchetto un alto quantitativo di denaro. “Per il momento, è questo il posto che mi merito”, stava pensando con il morale a terra. Edan Ivarson, figlio di Ivar Kodranson. Ivar era un Cavaliere del Drago come tutti gli altri, nessuna sua missione o nessun suo gesto l’avevano contraddistinto rispetto agli altri, se non il suo tradimento. Dopo ventisette anni di servizio, ossia a quarantadue anni, si era alleato a Yrkesh, aveva assassinato il Generale del Drago ed era fuggito a Koargha per riscuotere la sua ricompensa. Per questo, lui, Edan Ivarson, aveva perso il posto che gli spettava all’accademia ed era costretto ad affrontare il doppio dei test attitudinali come se fosse un comune civile. A differenza dei civili comuni, però, lui aveva lo svantaggio di portare quel cognome e tutti lo associavano a un traditore. Inoltre, i civili non avevano onore, ed era all’accademia che se lo costruivano. Edan aveva il disonore da cancellare, e poi avrebbe dovuto iniziare la sua ascesa. Non avrebbe mai avuto un padre dacui ereditare l’onore.

Gli avevano sconsigliato di iscriversi, perfino il messaggero a cui aveva consegnato l’adesione indirizzata all’accademia l’aveva fatto, non appena aveva letto il destinatario. Il tradimento di suo padre, accaduto appena cinque anni prima, era ancora impresso nella memoria di tutti, soprattutto all’accademia e a Yrillhva.
Una cameriera gli si avvicinò e gli domandò se volesse ordinare, o rimanere a fissare il tavolo. «In tal caso, tre Destyni di bronzo per l’affitto della sedia, pagamento anticipato.» Il suo hangerock era sporco di farina e altre cose indefinite. Non aveva spille a legarle le spalline al tubino, ma semplicemente aveva fatto dei nodi. Ciò indicava la povertà di quella donna. I capelli chiusi in un pezzo di stoffa che le copriva il capo suggeriva che fosse sposata. Era alta, e per nulla magra. Le braccia sembravano avere dei muscoli, sotto al grasso.
«Prendo dell’idromele.»
«Quanti anni hai? Ti porto del latte» e si allontanò.
A Edan non importava se gli avesse portato idromele, latte o aceto. Sospirò, chiedendosi come avrebbero reagito alla notizia sua madre e sua sorella. Lo avevano pregato di non andare all’accademia, perché temevano un secondo, futuro tradimento. L’avevano fatto addestrare come sacerdote, nella speranza che diventasse un guaritore. Il dolore nei loro cuori era ancora presente. Ma anche nel suo. “Riscatterò il mio nome”. La cameriera tornò con il latte. «Ecco, giovanotto, appena munto! Sono due Destyni di bronzo.»
«L’ha bollito, prima di portarmelo?» le domandò in tono di sfida.

«Senti, nessuno è mai tornato a lamentarsi accusando dolori» rispose molto infastidita.
«Saranno morti prima di poterlo fare» borbottò sottovoce.
La donna ispirò furiosa. «Sono tre Destyni, per il latte.»
Senza batter ciglio, Edan estrasse dieci Destyni di bronzo dal sacchetto appeso in vita e li lasciò cadere sul tavolo scrostato. «Tenga il resto» rispose guardando i nodi che aveva fatto all’abito.
Lei li raccolse, ora a testa bassa. Per una donna, essere senza le spille che legavano le spalline all’abito, era simbolo di estrema povertà, una vergogna. Edan svuotò il bicchiere di legno e poi lo sbatté come se avesse appena ingollato una pinta d’alcol. Si asciugò con la manica i baffi lasciati dalla bevanda e uscì. L’insegna della locanda, spaccata e marcia, dondolava spinta dal vento e i cardini cigolavano. Si lasciò alle spalle LA TANA DEL RATTO. “Un nome, una promessa”. Prossima meta: casa. Poi sarebbe andato al fiume, dove avrebbe usato l’imbarcazione per arrivare al di là della riva. La detestava: l’aveva costruita suo padre, però era anche il mezzo con cui pescava il cibo nei tempi di ristrettezza economica. “Alla fine, mio padre è stato utile a qualcosa”.
Tutto sommato era comunque soddisfatto. C’era chi pagava per entrare all’accademia, se non superava i test. Edan non l’avrebbe mai fatto: corrompere delle persone non prometteva l’onore che voleva guadagnarsi.

Da “Erkalya – L’alba Delle Tenebre”, disponibile dal 5 gennaio

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